IL
SOGNO DI UNA VITA .
Romanzo
drammatico
Di
Giovanni
Maffeo. Poetanarratore.
In
questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia
trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle
mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio
fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un
fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a
tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio
stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio
della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie
del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi
abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che
viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il
pensiero della gente, “la poesia” la narrativa .
UNA MIA POESIA -
E' solo fantasia .
Pietà per i poveri illusi !
Fate la carità sono un piccolo uomo ...
ho il cuore evanescente donatemi un sorriso ?
Ho l'abbraccio , le mani nude e il cuore a pezzi .
Sei tu dunque che mi dai vita oh sangue che pulsa!
Di me fai l'irrequieto ispide , l'ospite indesiderato e scialbo ;
frughi tra le mie malizie il mistero dell'amore...
lamenti la magia della vera essenza di una favola breve .
E' solo fantasia !La fine di un sentimento reale
l'incerto crudele di illusione povera ...
patibolo sacro ove affoga l'anima felice ;
lì è pietoso il mio grido non trova salvezza e pena .
Ed è fugace il plettro non ha forza ,suona la melodia
è evanescente e con leggerezza si dà in pasto
da vaghezza al silente sogno
ove ogni frivolezza si genuflette e evapora .
Sei solo fantasia !Riproduci , inventi fantastichi il bizzarro !
Improvvisi in un corpo la musica ove crei sinfonia …
la platea d'amore ,fai ballare gli anni miei ;
sei l'immortale sole della mia poesia .
Si, è solo fantasia l'egoismo lo fa suo ...
crea ,i belli , i buoni i volti nuovi ,
vincitori i vinti ,i sacri lari tutti col solo eco :
lascia il tuo verdetto ed io ti assolvo .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
Prefazione
e introduzione di me medesimo .
La
storia che vi sto per raccontare è tra le più drammatiche che
l’essere umano può desiderare di avere ,la più atroce ,la più
violenta e coinvolgente .La racconto in prima persona come se fosse
mia .
Or
dunque se esiste la vita ,la creazione di essa lo dobbiamo alla
nascita dell’universo ove la materia si trasforma e poiché la
verità non sempre è quella che si narra ,io tocco con mano la
realtà di questo accaduto .Lo faccio ascoltando dal diretto
interessato che nella sua grande spiritualità me ne fa dono e mi
consente la sequela narrante .Mi consente e mi dona la sua anima
nuda che nel suo cuore ferito ha la forza di riscattare un valore
umano mai valorizzato prima ,in altri elogi ove le paure ,i rimorsi
impediscono la rimembranza etica e morale .
Il
sogno di una vita dunque è una resurrezione etica e morale ,un
riscatto perpetrato da anni, con esso sofferto ,una liberazione ,ove
lo stesso protagonista attraverso me vuole denunciare l'accaduto e
darne esempio per far capire e suggerire ,per premeditare e
consigliare ,per avvisare che se non c’è amore , non c’è vita
,che la famiglia è il nucleo della terra ove sboccia la rosa bianca
, il grande paradiso dell’eterno sogno .
Numerosi
sono i fatti accaduti e le crudeltà adottate in una disperazione
senza eguali e nessuno ha mosso un dito ,l’indifferenza umana
dunque è il pericolo stesso per se stessi ,è l’egoismo innato
,burbero e barbaro ,se vogliamo ,inetto alle attenzioni dei necessari
bisogni sociali verso il prossimo .
Si
indossa una maschera fasulla ,il falso buonismo , il gratuito
permissivismo , lascia strascichi di dolore ,nasconde il vero essere
e abusa incoscientemente le grottesche farse .
IO
, che al mondo descrivo e scrivo il dolore posso sembrare un
dilettante in materia e non è semplice mostrare la propria bontà
d'animo, , lo scetticismo ,il cinismo lo stesso egoismo è in
agguato e tutto può essere criticato o deriso ,ma questa storia ,no,
questa va in scena nuda e va presa in considerazione seriamente
perché è una realtà che può capitare a molti .Come sopra scritto,
l'ho presa da esempio per non cadere nel male o nel banale,ma avere
la forza ,il dovere umano di combattere il delirio , la assuefazione
al contrasto ,l’imposizione al per forza ,va presa di petto e non
buttata nelle peggiori soluzioni di debosciata soluzione , nei vari
vizzi e frustrazioni ,nell’alcol o droghe .
Una
azione alla reazione .Vestirsi dunque di un manto saggio aborrendo
la calunnia e l’indifferenza per non cadere poi nella follia e le
sue ambigue forme .
L’espressione
umana è consapevolezza del proprio io e non bisogna ignorare il
dramma ,ma farne copioso suggerimento ove tutti possono capirne il
valore ,il coraggio di un uomo che si mette in gioco , si propone e
suggerisce ,agisce e detta un sgualcito eroso da una vita grama .
UNA MIA POESIA .
Amleto .
Di quale tormento vivo se tu mi abbagli con i tuoi bisbigli
non lo so ,sarà l’amore forse?
Sarà l’irruenza del credere odiare amare ;
saranno i sogni che si mutano in fantasie e patemi di pianti .
Lo so !Sono un vile commediante un finto egoista
la peste d’ogni razza , la mondezza frivola ;
con l’ inganno agisco senza senno ,
tra me farnetico in un incubo fantasioso .
Sono un servo del padrone ,il penitente ...
l’umile arrogante , il principiante in amore che non si arrende ;
l’essere o non essere un vero uomo?
Che coll’altrui si perde in partenza con l'indifferenza ozio .
Sento la sua voce suadente in me i suoi ricordi ...
di lei che mi chiama dall’oltretomba;
l’ inutile presenza mi irrita per non averla ancora ,
mi abbandona tra le fresche fiamme ove erano deste le pleiadi .
Essere o non essere ,l’ipocrisia è la mia scena lamia voce ...
se fossi al posto tuo sarei la rosa che sboccia :
subirei orride parole le più becere per tirare a me l'attenzione;
per poi sul letto amarti alla pazzia .
Ma voi giocolieri della vita voi brutta gente ...
giocate col cuore altrui vivendo e subendo l’ingiuria arrogante ,
l'ipocrita colpa è una forma di saggezza vanesia
a terra si cade per poi rialzarsi dalla leggiadra scorza .
Essere o non essere ,forza decidetevi , siate uomini!
Io sono il servo di me stesso e gli altri scanso ,
voglio e vorrei dare avere vivere ...
dare e prendere giocare le avventure .
Essere o non essere ,questo è il problema !
Questa è la vita la tragedia umana ,
la sola sfida dell'io penso ,dell'io me stesso
l'essere senza scrupoli ove sfoggia la pallida illusione .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
La storia che vi sto per raccontare cominciò molti anni fa ,quando ancora io avevo appena vent'anni , quando sognavo l'amore ... E mossi così i primi passi verso quello che fu il mio destino , quello che da ragazino devenni uomo con le tante gioie ,le tante responsabilità che la vita mi ha dato - Molti mi chiamavano Giovannino -
Fu una sera ventosa e tirava vento di scirocco che Giovannino conobbe una bella ragazza ,quella che poi sarebbe stata la sua futura moglie ,con un suo amico si erano recati a mangiare una pizza e bere della birra Foster ,usciti dal locale videro tre ragazze di cui Margherita al momento Giovannino buttò l’occhio sulla rossiccia ,una tedesca bella formosa e piena di salute con tutte le sue belle forme in evidenza ,si avvicinarono a loro e Giovannino per attaccare discorso gli fece una battuta : peccato disse! Siete tutte tedesche e non capite quello che diciamo …
ma subito Margherita disse di non essere tedesca e che lei era veneta spunto questo per attaccare bottone , infatti la discussione o meglio l’approccio funzionò , Giovannino e il suo amico le invitarono a ballare ,una balera carina molto intima ,lì si conobbero parlarono di tutto e di più con l’intendo che la sera dopo si sarebbero visti ,almeno quello che Giovannino disse a Margherita e stabilirono alle venti e trenta della sera dopo .
Sapendo dove Margherita lavorava Giovannino la sera dopo si recò all’appuntamento ,si anticipò e alle diciannove era già lì come un fesso ad aspettare ,Margherita allora era molto bella ! E lui ci teneva a conoscerla ,ma lei non arrivava ,passarono due ore e nessuno si vedeva ,Giovannino tra se pensava che le donne a volte sono tutte uguali ,che se non trovano il principe azzurro non si muovono ,erano ormai le ventuno una serata d’autunno il vento era treschino in quel posto molto bello dal sapore straniero ,chissà se verrà diceva tra se Giovannino ,l’attesa era diventata ansia e non ci stava più nei panni ,si fumò due pacchetti di sigarette ma nulla cambiò e decise di andarsene ,si allontanò qualche passo e da lontano sentì una vocina direi al quanto incazzosa che diceva:
Senta lei perché mi ha mentito? Giovannino divento di mille colori e non capiva perché Margherita gli facesse tale domanda ,gli rispose chiedendogli cosa fosse capitato e lei gli ribadì la stessa domanda aggiungendo che lui doveva identificarsi che era un militare .
Ho capito disse Giovannino ! I militari qui non sono ben visti e la sera si andava in un bar ci si vestiva in borghese e si girava per conoscere qualche ragazza altrimenti era difficile fare conoscenze .Chiarito il fatto la Margherita acconsenti ad andare con lui in un bar ,qui si misero in un privè e bevvero qualcosa ,i primi sorrisi e battute fecero esordio e la simpatia incrociò gli sguardi nacque subito una bella intesa che si protrasse in tante sere dopo sempre o quasi in quel privè ,le passeggiate sul passirio di Merano poi erano tra le più romantiche e i primi baci rubati ne facevano passione .… nasceva così un amore il primo di Giovannino e nel seguente anno si sposava con Margherita ,seguirà quindi la prossima con i particolari e le altre ,chiamiamole avventure ! ….
Volarono quegli anni incantati ,fantastici e meravigliosi che Giovannino vive con armonia e tanta felicità ,odori e sapori si innestano nella sua anima ne lasciano tracce di bellezza ,di candida e pura giovinezza ,di sincerità tra le genti genuine di quei tempi ,di un mondo fratello che nel bisogno una semplice parola un saluto veniva spontaneo dal cuore.
Insomma , Margherita divenne mia moglie !
Ma facciamo un passo indietro alla storia : appena conosciuta Margherita una sera come le tante andavamo in un locate e fu in una di quelle sere che mi raccontò la storia della sua famiglia ; mi disse ciò che era successo ,della tragedia consumata ,di come sua madre venne trattata da suo padre , padre che fu ucciso e che nel seguito troverete l'epilogo ,di come lei visse quei tempi e se io avessi pareri contrari lei si sarebbe messa da parte .
Gli risposi con il cuore in mano: no! Non ho nulla da dere , comunque grazie di avermi raccontata la tua storia ;fu molto precisa e mi disse di suo fratello Solivano ,dei suoi contrasti avuti con suo padre e poi fu tragedia .
Eravamo entrambi giovani ed io volli aiutarla ... gli proposi che appena avessi avuto la licenza premio del militare saremmo andati a trovare sua madre ricoverata in una casa di cura nel mantovano ,informazione che poi si rivelò fasulla .
Ma andiamo col punto primo: ebbi la licenza e raccolsi un po di soldini per fare quel viaggio ,per trovare sua madre ; partimmo e ci recammo da prima a Verona ove passammo la notte ,il seguente giorno arrivammo a Mantova ove ci avevano detto di andare ; era una giornata buia c'èra molta neve e faceva freddo ,cercavamo riparo e arrivati alla casa di cura ci dissero che era stata trasferita ,dopo qualche tempo ci venne detto che ra a Napoli .
Seppi del fratello Solivano ,quello che fu il protagonista della tragedia ,e cominciammo a contattarlo telefonicamente perchè era nel carcere di Nuoro in Sardegna ,luogo lontano per noi ,ma tra noi nacque una bella amicizia e potemmo aiutarlo inviandogli dei soldi .
Per molti anni ci fu una buona corrispondenza e fu aiutato da Zinedda una maestra che con la sua età matura fu poi sua moglie ;uscito dal carcere dopo sedici anni sempre aiutato dalla Zinedda aprì una corniceria a Nuoro ove dipinse molti quadri ,facendo diverse mostre in cui noi,io e la sorella Margherita partecipammo acquistandone alcuni e sostenerlo economicamente .
Passaro anni e divenne al quanto benestante lui con la moglie fecero investimenti di terreni e altri beni al tal punto di non avere più bisogno del nostro aiuto ,ma continuammo a sentirli a salutarci affettuosamente finche la Zinedda sua moglie, la donna che lo aveva aiutato in carcere e poi sposato ,poi morì e ci propose di venire a Bergamo lasciando la Sardegna .
Nel seguito troverete e leggerete il tutto come proseguì la storia ;dò conferma che tutta questa mia narrazione mi fu autorizzata a scriverla da lui , dal mio cognato Solivano Zanetti lasciandomi degli scritti di come si erano svolti i fatti di come avvenne la tragedia della loro famiglia .
Giovanni Maffeo - Potanarratore .
Inizio
dunque il romanzo
- IL SOGNO DI UNA VITA -
Introduco
l'immaginario pietoso di un incubo ove il continuo tormento assilla
l'anima .
Dopo
la veglia del delirio .
Nel
suo delirio si trovò in un tribunale davanti a un giudice togato.
Era appena diciassettenne ,un ragazzo semplice ,onesto senza alcuna
pretesa .
Ammanettato
alle mani e ai piedi con le catene senza però la palla ai piedi di
ferro degli ergastolani dei film . Il giudice gli chiese
insistentemente di confermare la confessione della sua complicità
all’accaduto nella sua casa dei suoi genitori .Sì,confermo tutto.
Lo disse convinto per convincere se stesso ,per difendere la sua
mamma ,per difendere forse il suo orgoglio di uomo ,di figlio , lo
disse perché non ne poteva più di tanto odio ,di tanta amarezza e
disprezzo subito .Ma la storia è lunga e vi narrerò ogni passaggio
di questa ,di questa tragedia effimera .Si vi dirò dei suoi sogni
che in quel tempo voleva realizzare ,voleva che la sua giovinezza
fosse felice , fosse come molti giovani di allora ,di oggi ,liberi da
ogni peccato , liberi dall’innocenza che gli hanno tolto e portata
via ,facendolo prigioniero per una colpa mai confessata . Dubbi
nascosti mai ammessi ,ove lo stesso ha sempre negato ma incolpandosi
di un reato macabro e mai ammettendo che era stato lui . Una
contraddizione che copriva il paradosso e mascherava la vera verità
.Credo comunque che la giustizia fa il suo corso e non incolpa se
non trova e accerta la vera indagine dei fatti .Sicuramente la
sentenza fu data da prove certe e dunque perché mascherarsi dietro
a un fatto compiuto ? Risposte che cercherò di darvi nel corso del
racconto dell'ambiguità ove si vuole a tutti i costi cancellare
l'essere se stesso da colpe avute e con violenza consumate.
Ma
i sogni si mutano e si nutrono di fantasie deliranti n una sequela di
processi , di sofferenze e patimenti ,di pianti e dolori e la sua
mente farneticava si rivolgeva ad un incubo fantasioso ove il giudice
gli chiedeva strane cose :
Lei
si rende conto che le nostre leggi vietano severamente pensieri
simili ? Nell’incubo rispondeva insicuro come se volesse
difendersi da un qualcosa che lo stesso aveva creato ed egli gli
risposi .Me ne rendo conto disse e il giudice sorridendo ,quasi
sfacciato gli rispose :ma sono leggi della veglia, non possono
applicarsi ai pensieri del sogno. I veglianti non possono condannare
i sognatori altrimenti si troverebbero nella condizione assurda di
condannare se stessi. L’incubo si faceva sempre più agguerrito e
non riusciva a svegliarsi ,quasi come se in quello cercava la
soluzione ,il perdono , una fuga per uscire da quella tragedia che
gli logorava il corpo , l'esistere e voleva cancellare tutto come se
non fosse accaduto nulla .
Il
giudice:lei fa finta di non sapere che chiunque condanna non fa altro
che condannarsi. La giustizia condanna se stessa se assolve sempre i
dannati. Io non condanno nessuno disse nel delirio che mi tortura
ripetutamente , non mi condanno né posso essere condannato perché
ho solo difeso mia madre indifesa ove ha subito per anni le torture
da mio padre , che a sua volta la società l'ha fatto diventare
carnefice , una società vigliacca ove la politica rende schiavo
l'essere uomo non da ad esso l'opportunità di fare una vita
migliore e viene buttato su un muro di cemento ,si , difendo mia
madre assumendomi le sue colpe ,lei è quella che mi ha dato la vita
.
Qui
l'accusato si difende cerca disperatamente nel suo delirio di dare e
avere ragione nelle mille conseguenze che si trovò ad affrontare
,si volge al padre come unica causa del male ,che a mio avviso erano
altre le soluzioni da adottare per non cadere in tragedia e
continuare poi a mentire a se stesso la vera colpa dell'accaduto
,della strage in famiglia. Ove in seguito viene raccontata nei
minimi particolari.
Questo
lo dovrà giudicare il tribunale disse il giudice , intanto risponda
alle mie domande. Ritiene per davvero che nel sogno si possa pensare
è evadere , fuggire ,appropriarsi di una volontà ed essere liberi ?
Ne sono sicuro disse l'accusato . Nel sogno si pensa veramente al
vero ,all‘ancora di salvezza ,al bene e non al male nel sogno si
pensa effettivamente e realmente.
Il
suo è un pensiero blasfemo ribadì il giudice ed è meritevole di
essere accusato e cacciato da questa società per quello che lei ha
fatto .Capiva l’evidenza ,capiva tutto e quasi ne era convinto di
colpe assurde da lui create .Ma ribadi : in questo mondo miserabile
si
continua a giocare a guardia e ladri e in quel gioco il cervello
abbandona la sua custodia lasciando così evadere nel sogno i
pensieri inutili, infausti, rimossi, irrazionali, casuali,
occasionali, senza testa né coda, senza cresta,molestia e dannosi,
dannati.
Finalmente
il condannato si svegliò dall’incubo dalle incombenze della veglia
e tornò alla realtà ,tornò a quei giorni maledetti ,alla gravità
dell’accaduto e si vide ammanettato senza rendermene conto .
La
storia comunque è lunga e nel corso del racconto affronterò la sua
paura ,la sua ambiguità rivolta poi ai suoi famigliari , le sue
angosce ,il coraggio per dire tutto e quindi il suo vagheggiare
.L'incubo continua nelle notti che precedettero l’arresto .Dopo
quel fatto, l’altro se scomparve, il tribunale riprese la sua forma
accusatoria e con prove certe costatò la vera colpevolezza , il
giudice gli appariva di nuovo minaccioso ma percepiva la sua
indulgenza , figlia della paura. Lui si riferiva al pensiero come
onirico esempio , perfettamente razionale ,come se fosse logica la
sua analisi e gli chiesi altro : Giudice, non vorrà mica torturare
me adesso al posto dell’altro me?La tortura è abolita da millenni
ribadì il giudice , il condannato preso dalla forte paura sbottò
in un pianto ,sono fragile e indifeso , sono solo un ragazzo
impaurito .
Il
giudice: in questo tribunale solo i giudici possono subire tortura
gli rispose impettito ed equi ,per la ferocia con cui bisogna essere
severi a dare il giudizio finale . È questo raziocinare del sonno o
della veglia rispose il condannato .Il pensiero onirico ha un suo
raziocinio che poco ha a che fare con le forme della razionalità
riconosciute. La ragione onirica è una ragione diversa da quella
della veglia. Non la consideriamo razionale semplicemente perché
viviamo nella dittatura della veglia che impone i suoi principi sani
in tutto il globo terrestre .
Il
giudice seguitava a dormire beatamente con la testa reclinata sul suo
scranno; anche lui aveva i suoi incubi nelle tante cause ,delle
tante tragedie a lui poste e a giudicare fatti a volte irrazionali e
di tanto in tanto sollevando la palpebra sinistra mi faceva oggetto
di qualche domanda. La giustizia dorme dinnanzi al sopruso.
Giovanotto, gli disse il giudice, stia attento alle parole. Lei le
usa con scarsa parsimonia e senza ragion veduta. La giustizia non
dorme davanti a nessun sopruso. La giustizia fa semplicemente finta
di dormire in attesa che il sopruso diventi legge.
Il
condannato si chiese perché facesse finta di dormire e quale sopruso
dovesse ora divenir legge, ma prima che gli chiarissi la questione,
il giudice riprese a domandare. Cosa otterremmo a darle ascolto? Non
dovete dare ascolto a me disse il condannato . Dovete dare ascolto al
pensiero dei sogni. Non poteva continuare ad avere quell’incubo
ogni notte , cli frantumava il cervello a continuare a pensare ,a
ribadire la tortura delle parole ,del suo stato d’animo pietoso
che sempre più s'affliggeva ,si arrovellava nel panico totale per
l’incoscienza del giudicante ove a tutti i costi si doveva dare un
colpevole .Ma non era così ,la giustizia è giustizia e davanti
all'evidenza essa condanna.
Il
delirio continua :
Lei
insiste a giocare con le parole disse il giudice . Io devo decidere
se condannare lei , non i pensieri del suo sogno, se desidera uscirne
si svegli e affronti la realtà , altrimenti parli assennatamente. La
gabbia nella quale è rinchiuso è destinata a recludere il suo
corpo, ma se lei insiste a farsi gioco delle parole la dovremo
rinchiudere nella gabbia dei matti. Gli rispose il condannato urtato
da tanto livore , quasi scocciato ,non voleva capirmi disse
altezzoso . A capire quel delirio che lo assillava e lo rendeva
sterile d'ogni sequenza in vita :in che cosa differisce la gabbia
dei matti da quella dei reclusi? Il Giudice :le rispondo solo per
cortesia, ma si ricordi che le domande qui le faccio io. La gabbia
per i matti non reclude il corpo ma il cervello ,e lei di cervello ne
ha poco , sta facendo ostruzionismo col la stessa sua mente , crede
davvero di prendermi in giro incolpandosi di un reato e poi
giustificandosi di non averlo commesso dando poi versione di sua
colpevolezza , ecco perché dico che il suo sogno delirante e
pazzesco e con esso lei ,che il suo cervello si trova nel corpo e
allora recludiamo anche il corpo.
Gli
sfuggiva al condannato la differenza tra condannati e matti e gli
sfuggiva anche quella tra corpo e cervello, ma forse quella
differenza sfuggiva anche a lui e lo trascinò in un vortice di
spiritualità mistica ove la speranza ,il credo chiedeva aiuto .
Doveva stare attento a non finire nella gabbia dei matti, ma non
aveva idea di come fosse ,non era ancora pronto ,era giovane e gli
sembrava illogico punire una vita fiorente .Il delirio continuava ,
lo perseguitava ogni notte , avrebbe voluto che tutto ciò non fosse
accaduto ed ogni notte con esso a pensare ,a struggersi nel fuoco
infernale della sua vita ove non riusciva ad uscirne e
quell’immagine del giudice che gli dava ascolto e si rispondeva
come se anche lui volesse dargli in qualche modo coraggio o
alleviare la sua sofferenza ,la sua ansia .
Allora,
si decida a dichiarare perché dovremmo darle ascolto disse il
giudice , altrimenti chiamo tutti i carcerati e li faccio giocare con
la sua palla al piede. Il condannato istintivamente prese la palla
per proteggerla dai bambini, ma nell’aula del tribunale c’erano
solo vecchi e i due carabinieri al suo fianco , incatenato osservava
sorpreso , loro a testa alta si mostravano altezzosi ,come se gli
volessero dire :te la sei voluta ,ora paga .
Non
intendevo polemizzare il sogno ,la sua congruenza , solo capire
perché dare ascolto ai sogni? Ma era forse la sua ancora di salvezza
, con esso fuggire da un vissuto che non avrebbe mai voluto che
accadesse ,da un disprezzo umano che la stessa società produce ,da
un sistema corrotto che sempre più si cumula nell'ingordigia del
volere a tutti i costi . E lui, come suo padre ne erano le vittime .
Erano le menti fragili contorte dal sistema ove non erano stati
forti per combattere il marciume che la vita ci propone . Quel
marciume che poi cade addosso nel tempo ove cerchi di lavarti ma
sempre sporco resti, dunque la stessa società ti accantona e sei
smarrito per aver peccato .
Il
giudice sobbalzò dal suo scranno. Si appellò ai medici, non alle
guardie .Medici, Arrestate questo matto. È blasfemo più di Socrate
ed è matto più di un grillo ,salta da un tema all‘altro e non
capisce che è la vittima , che è nel suo sogno e vuole evadere da
ogni ragione . Presto, arrestatelo, portatelo in prigione .Era già
agli arresti dunque ; glielo fece notare, ma il giudice sogghignò e
gli disse che i medici,non le guardie, dovevano arrestare le sue
parole non i fatti non commessi . I medici accorsero offrendogli
gentilmente delle pillole per calmarlo ,per calmare il suo travaglio
,la sua sfortuna che fu feroce , volle continuare a parlare a
difendersi a dare un supporto a sua mamma e questo non vollero
capirlo, non vollero perché come detto era il capro espiatorio
,quello che faceva notizia , l’accusato da dargli sentenza senza
avere un minimo di libero arbitrio , di un buon senso e pietà alcuna
.Lei intende dire che la realtà influenza i sogni. Esattamente il
contrario. I sogni nella loro dimensione fantastica e creatività
finiscono per influenzare il reale. Il suo reale che vado a narrare .
I
ricordi della sua infanzia .
Era
fanciullo , uno come i tanti ,uno che sperava di sognare il sogno dei
molti adolescenti ,dei molti che fanno a botte con la vita ,a
spintoni per essere capito e apprezzato ,per essere al centro di un
nucleo terrestre e raccogliere i frutti della sua esistenza .Spesso
era nel cortile della sua casa con suo padre con sudore lavorava ,con
le sue stesse mani aveva costruito con anni di sacrificio mattone su
mattone la sua casa .Giocava spensierato ,libero da ogni pensiero
impuro .Col slittino sulla collina innevata adiacente alla casa
scivolava come fanno i tanti bambini , cadeva, si rovesciava
rincorrevo i fantasmi del tempo a lui donato .Non gli fu concesso
andare alla silo , allora già piccolo doveva portare il pane a casa
e dare sostegno alla sua famiglia .Frequentava la prima elementare e
nella sacrestia della chiesa del suo paese ebbe come insegnante il
parroco della stessa chiesetta . Gli fu proposto di frequentare la
scuola tedesca con le due ore settimanali in lingua Italiana e per un
po di tempo ci andò mal volentieri .
Sua
madre era casalinga e accudiva la casa e i figli .Erano in quattro ,
lui il primo genito ,mentre suo padre faceva un lavoro molto duro
,il mestiere del carpentiere .Lavorava alla ricostruzione della diga
del Vaionte ove anni prima ci fu l'inondazione in tutta l'area di
quei luoghi e ci furono molti morti . Una volta al mese tornava a
cosa già stanco del lavoro e pieno di problemi .Quel lavoro per lui
era pesante e si sosteneva bevendo vino e col calice d'ogni tipo
.Prese dunque la strada del disprezzo ,per se stesso ,per gli altri
che gli furono accanto ,con i figli a mala pena rivolgeva la parola
,o donava una carezza ,un travaglio infame che la vita stessa lo
crociffiggeva,lo annientava e cedeva a quella tortura fisica e morale
,non reagiva, si lasciava andare distruggendo quello che con fatica
aveva costruito .
Tornava
a casa e se la prendeva con sua moglie e con i figli incurvandosi
di provvedere alle tante vicissitudine che avevamo bisogno di avere
.
Spesso
ubriaco si scaraventava contro la mogli minacciandola col coltello
,un rabbioso reagire come se volesse sfogare tutta la sua angoscia
contro chi non centrava nulla ,una rivalsa che includeva anche una
sua ripicca .Lui , che aveva sposato la madre per ripicca ,era
innamorato della sorella e questo lo rese ancora più violento con
essa ,la povera donna subiva le pene dell'inferno da questo uomo
insoddisfatto . Spesso in casa si sentiva a tarda notte il tintinnio
,il battere del coltello sui mobili , sulla stufa minacciando con
ferocia la sua idiota e ingiusta diavoleria . Si dice che il destino
è crudele e li fece incontrare ,ma il destino non centra nulla è la
vita disgraziata che a volte si rivolta contro ,si accanisce contro
e ti distrugge .
Arrivò
il tempo del trasloco e andarono a vivere in altro luogo di una città
del nord Italia ,li non molto distante abitava la sorella di sua
madre , forse lo fece apposta per avvicinarsi ad essa ,le pazzie di
gioventù spesso accadono e come in un sogno si rivelano
insignificanti con risvolti poi tragici ,Infatti fu l'altro madornale
errore di suo padre il cui già precario del suo lavoro che lo o
assillava continuamente ed ebbe la folla idea di lavorare in una
fornace ,anche qui una sofferenza unica ,anche questo faticoso pieno
di polvere e tanto caldo da subire .Lì facevano mattoni per
l'edilizia ,pesante e dissoluto dava il meglio di se continuando a
bere e alcolizzarsi tanto da prendersi la cerosi epatica .
Cominciò
nonostante a costruire la sua casa e come detto la costruì con le
sue stesse mani ,senza dubbio era caparbio in quello che voleva
costruire e ottenere ,ma debole nel portare avanti la sua famiglia .
Ricorda la scuola ove frequentava e dopo tante travagli che la vita
gli aveva dato non andava bene a scuola ,risentiva il diniego di
tutto quel mal vivere a tal punto che non riusciva a studiare ,spesso
in contrasto con la maestra che a quei tempi usavano le mani o le
cinghie per punizione .
Un
giorno gli lanciò addosso il calamaio e li si conficco nella coscia
.Vedendo tanto sangue che gli usciva scappò impaurito e molto
pensieroso per l'accaduto ,si, scappò da tanta rabbia vedendo
tutta quella miseria non riusciva a darsi pace , forse scappava da se
stesso da altro , da quel mondo incosciente che veniva beffardo
contro ed egli non accettava per quello che era . Si rese conto del
mal fatto e si prostrò pietoso davanti a l'insegnate la cui lo
perdonò e mai più lo picchiò rendendosi conto che era ancora un
bambino il cui stato d'animo influenzava il suo comportamento sia a
scuola che in famiglia .
Dunque
suo padre come detto costruì la sua casa in quella città del nord
Italia non molto lontano da dove lavorava , vicino a un fiume ,un
luogo bello ,ma a rischio di inondazioni per l'affluenza di questo
fiume .Ricorda che un giorno di piena straripò e inondò la cantina
,spesso succedeva e ogni volta si doveva liberare le conserve che sua
madre faceva per l'inverno ,erano conserve di salsa ,di patate
riposte in un mucchio di sabbia per non farle cigliare , di uva
appesa ai travi ove nell'inverno erano preziosi per sfamarsi ,si,
erano tanti in famiglia , e non bastava il fiume a tormentare ,
c'era il padre ubriacone a dargli tormento .
Ricorda
con gioia che lì nacquero gli altri due suoi fratelli ,Si, lo
ricordava come se fosse ora ,due angeli che il signore gli mandò in
quel tempo furioso .
Dopo
qualche anno di litigi e mal di vivere suo padre dovette fare dei
debiti ,molte le cambiali che allora si usavano fare come garanzia
per pagare ,i debiti accumulati in botteghe di cibo di vino e
vestiari ,questo comportò maggiore impegno al suo sacrificato lavoro
. Dopo diverso tempo,quando ci fu l'uccisione del padre fatto a
pezzi e messo nei sacchi nei contenitori nel cortile , i creditori
gli portarono via la casa .Ma questo verrà approfondito in seguito.
Lui
ricorda ,un particolare che lo fece felice nonostante la mia
svogliatezza di studiare .In quel periodo ci fu molta emigrazione dal
sud Italia ,di manodopera ,di insegnanti ,molti del sud ,a volte
chiacchierati ,chiamati terroni e mal visti perché occupavano
mestieri e cattedre pubbliche venivano additati come stranieri nella
stessa Italia .Fu una di queste insegnanti meridionale che si prese
cura di lui e lo volle aiutare e passò la quinta elementare con
successo .Per lui fu un bel ricordo quello .
Era
il momento della scuola media ,la matematica lo assillava ,non gli
piaceva come tanti altri ragazzi e ragazze ,non capiva bene le
espressioni ,e tra se diceva e tra se pensava :forse non sono maturo a sufficienza
,forse sono io cucciato al non comprendere ,so che era una materia
difficile e spesso bisticciavo con i numeri . Ma passato anche quella
fase ,fu promosso ed ebbe la terza media ,allora difficile da
ottenere per il periodo tragico di quell'Italia che si stava
ricostruendo dopo gli eventi dell'ultima guerra mondiale ,di quei
sacrifici che molti han passato .Risorgeva da un vissuto e si sollevò
dal passato e volli andava a lavorare ,andava a fare l'apprendista in
una officina di autovetture ,lavorava sodo ,con tanta voglia di
crescere ed essere indipendente ,di portare a casa il suo primo
contributo .I colleghi di lavoro lo ostacolavano e a volte lo
deridevano .Dopo un po di tempo volle cambiare lavoro ,uscire da quel
posto dove l'invidia era spietata ,ignorava che ci fosse gente
giovane come lui così meschina e cruda . Andò con una impresa edile
,lavoro pesante ,questa impresa faceva capo il sindaco del paese ,lì
ci rimase per due anni facendomi le ossa e i muscoli .
Suo
padre ,continuava ad ubriacarsi a comportarsi male con la madre e le
difficoltà crescevano sempre più ,sempre più sua madre andava a
fare credito alla bottega che forniva gli alimenti ,il cibo sempre
più caro e il debito saliva crescendo a dismisura ,a tal punto che
suo padre dovettero garantire la casa . Ma sua madre era coraggiosa
non faceva mancare nulla anche quando sanguinava dalle botte ricevute
da suo padre ,perdeva sangue dal suo intimo e si stava lasciando
andare odiando sempre più il padre ,gli nascondeva le bottiglie del
vino e se lo trovava in esse gli metteva delle sostanze per non farlo
bere ,ma nulla era possibile,lui si accorgeva e la malmenava ancora
di più .Con crudeltà con violenza lei subiva fissandosi in quella
che poi fu tragedia .
Quel
volere a tutti i costi fare all'amore con lei era come violentarla
,come darle dispiace per rivalersi su di lei che per dispetto fatto
alla sorella l'aveva sposata e le voleva farne pagare le conseguenze
,una rivalsa inutile abominevole ove il vino non lo faceva ragionare
,ove l'odio spandeva la sua agonia di uomo fallito ,di un essere
senza principio ma solo di sfregio e cattiveria .Prese la decisione
di andare via di casa perché non sopportava tanto sfacelo , ci
aveva provato a farlo stare zitto per un po minacciandolo e
prendendolo per il collo , intimandolo di non toccare più sua madre
,ma nulla fu rimedio lui continuava e mai si fermava .Un bel giorno
se ne andò in città a cercare lavoro, Trovò un posto di
cameriere in un ristorante ,fece poi anche l'aiuto cuoco e imparò
molte cose ,almeno lì poteva cercare di essere sereno, ma sempre col
pensiero di sua madre e dei piccoli fratelli e sorelle .
Successe
che per l'ennesima volta suo padre volle cambiare mestiere e cercò
di pigliarne uno meno pesante , gestì un bar delle nel paese
adiacente alla città e quando andava a casa a trovarli lo aiutava,
era occasione per abbracciare tutti, specialmente i due piccoli ,che
poi non vide per molti anni e ad oggi è per loro solo uno
sconosciuto,ma questo lo racconterò in seguito . Si, lo aiutava in
quel bar pieno di gente ubriacona come lui ove anche lui aveva a
portata di mano il suo veleno ,non era differente da loro .I debiti
aumentavano a dismisura e il credito col negoziante saliva sempre di
più .Risolse il debito vendendo la casa allo stesso negoziante
ammortizzando i debiti e gli rimase poca cosa e volle comprare delle
macchinette ,flipper ,bigliardo per poi dislocarli nei bar , nei
paesi vicini ,ma non sapendo guidare e riparali prese una grossa
cantonata .I soldi finirono come la sua casa ,andò tutto in fumo ,la
disperazione saliva come saliva la sua rabbia ,come l'odio rivolto
alla moglie ,la sua mamma ,si gli voleva bene .
Volle
trasferirsi in città in un vecchio appartamento e di lì a poco
doveva iniziare il lavoro da gruista non pote avere più figli sua
moglie altrimenti dopo le torture subite da suo padre sarebbe morta
,dissanguata da quella violenza assoluta che lui pretendeva ,da quel
disgusto feroce gli trapanava persino l'anima e quella santa donna
accumulava sempre più odio verso di lui .Dopo tempo suo padre si
convinse a tornare a casa per dare loro aiuto ,non lo avessi mai
fatto ,la casa era fredda ,umida ,un rudere per poveri ove tutti ne
subivano, a volte ammalandosi ,c'era solo una stufa a legna che era
quasi sempre spenta perché non c'erano soldi per comperare la legna
,i piccoli ne soffrivano ammalandosi e si lamentavano con la mamma
,dicendo:mamma ho freddo ,mentre le più grandi trovano piccoli cose
da fare e aiutavano con quel poco la mamma .In quell'epoca aveva
diciassette anni cominciava ad essere un uomo .Desiderava un
ambiente caldo dove potersi scaldare ,farsi una doccia ,pulirsi da
quei malsani odori che si erano creati dalla follia .
Tornato
verso sera e davanti alla sua casa vide tante persone ,in casa
c'erano molti poliziotti e si chiedeva cosa fosse successo pur
sapendo la situazione critica che sua madre stava subendo da suo
padre .Poteva immaginare , I Poliziotti lo presero e lo portarono
in questura e gli chiesero dove fosse suo padre ? Rispose , è a
lavoro ! Aveva cominciato a fare il gruista e sembrava che tutto
andasse per il meglio . Lo cercavano ovunque ,era sparito ,nessuno
sapeva nulla . La pulizia visto l'accaduto e su segnalazione di un
vicinato si accorsero dei sacchi neri messi in recipienti della
spazzatura ove i cani e i maiali andarono a rovistare .Apprese da un giornale
locale alcune notizie e in questura gli spiegarono che era morto
,ma non come era successo .Dalle domande che gli fecero capi subito
che era stato ucciso in casa in un modo orrendo tutto il corpo
sezionato .Pensò subito alla madre e disse a gli inquirenti
che non era stata lei , come fai a dire una cosa del genere gli
disse il maresciallo dei carabinieri, se tu affermi di avere passata
la notte fuori ? Non rispose e subito si addosso la colpa
dell'omicidio del padre per salvare la madre dalla galera ,pensava
ai fratelli piccoli e credeva che sua madre potesse sostenerli e
aiutarli .Non fu così ,dopo le varie indagini gli inquirenti
scoprirono le impronte di chi fu realmente a uccidere e sezionato il
corpo del padre . Lui che si era incolpato per difendere sua madre
con le prove lampanti a suo carico risultò lui stesso l'assassino
.
Il
modo come ucciso fu tra quelli dei più orrendi ,per la cronaca di
allora era definita la follia dei pochi ,indescrivibile .Qui ,in
questo romanzo ,vi lascio la sola immaginazione onde evitare vomiti
di disgusto e interazioni di parole inappropriate ,di una violenza
inaudita e disumana ove la tragedia supera ogni limite .Tragedia
accumulata negli anni da una violenza psicologica contro sua madre
che portata all'esasperazione divenne schizofrenica ove attraverso il
figlio volle liberarsi del suo carnefice nello più spietato dei modi
.Ma tutto fu inutile dichiararsi colpevole non servì a nulla
,perché sua madre fu dichiarata comunque schizofrenica e fu
rinchiusa in casa di cura , I due piccoli, vennero accolti presso
la casa del fanciullo , le figlie adulte vennero ospitate da un
tutore di famiglia . Il condannato Dopo due giorni davanti al
giudice confermò che era stato lui .Passò qualche mese e sua
madre fu prosciolta da ogni accusa ,ma internata in casa di cura ,il
figlio dovette subire il processo dal tribunale dei minori , nessuno
si interessò a lui fu abbandonato da tutti e prese 18 anni di
carcere ad appena diciassette anni ,la sua vita finì a quella
tenera età , finirono i suoi sogni, ,la fanciullezza ,la sua
adolescenza fuggiva in un baratro senza luce ove c'era solo buio e
desolazione ,ove la pietà non ebbe rimedio per egli di redimersi ma
soffocarsi nei più desolanti labirinti dell'esistenza .
In carcere cominciò a dipingere e divenne pittore ,con l'aiuto di una insegnante poté diffondere i suoi quadri e col ricavato si aiutò a seguire corsi di pittura , di cornice ria ove questa ultima gli servì quando uscì dal carcere e sempre aiutato dalla signora poté aprire una cornice ria ,e nel retro adibire uno studio per dipingere .
Gli affari col tempo gli furono generosi e fece molte mostre aiutato dai frati cappuccini , dalla stessa signora e con l'anima inquieta si costruiva una nuova vita , la vita giovane che passò in carcere credo fosse stato pentimento , crescita mentale ,o poi una ribellione contro se stesso ove si cercava un perdono che non c'era mai stato .
Chiaro che tutta la tragedia non fu cercata e causata o voluta da lui ,le cause erano chiare : un genitore alcolizzato che faceva mille mestieri si deboscia va nell'alcol , per trovare la forza di continuare , dare da mangiare a una famiglia di 6 persone e non era poco .
Con la sua famiglia si spostò dal Trentino al Piemonte , sia nel primo e secondo luogo si costruì casa ,della prima casa in Trentino Alto Adige gli la fu portata via con l'inganno , la seconda in Piemonte , gli la presero per i tanti debiti accumulati ,questo accadde dopo la tragedia , e i creditori non ebbero pietà del resto della famiglia , anche perché erano due bimbi piccoli che furono casati in un istituto per i fanciulli , le altre due sorelle furono ospiti di un zia paterna ove gli fecero da tutori fino alla maggiore età .
Mentre la madre da prima fu rinchiusa in un manicomio ,poi assistita in una casa di cura ove trascorse il resto della sua vita , la sua vita fatta di dolore e pianti , di ribellione e poi tragedia ,la più feroce che un essere umano gli potesse capitare ,ove la schizofrenia causata dall'infernale atteggiamento violento di suo marito che per costruire la sua vita e quella della sua famiglia divenne alcolizzato e dal suo alcolismo divenne un essere spoglio , squallido .
Come detto il carcerato , uscì dal carcere e si casò con la signora che lo aveva aiutato in carcere ,lei benestante si misero assieme , aveva diversi anni più di lui ,ed era severa , riusciva a tenere controllato ,l'uomo che per anni ebbe da lei attenzioni .Come detto furono diversi i luoghi dove lui e lei si spostarono , forse per affari o per fuggire da un qualcosa che nemmeno loro sapevano .
Si evince che i loro due caratteri erano molto forti , ed erano dominanti ove ogni cosa doveva andare per loro volontà , così nei confronti di chi li praticava .La storia a questo punto la interrompo anche perché dovrei andare più nel personale e questo non è bello , posso dire solo che la particolarità delle persone è l'essenza della loro volontà ,da essa le conseguenze buone o cattive .Per quello che mi riguarda ci sto distante anche perché non ci risolverei nulla .
Provò
a ritrattare al primo processo a cambiare versione ,ma le tangibili
prove lo fermarono in carcere ,non servì a nulla la sua difesa e
non avendo un valido avvocato dovette accettare l'evidenza .Dal
tanto male venne il bene . Fu un giudice coscienzioso che riaprì il
caso e volle vederci chiaro in tutta la faccenda diminuendogli la pena
.Dopo di che ci fu il processo definitivo ed erano tre i giudici ed
erano fermamente convinti della sua colpevolezza ,erano convinti che
il massacro lo avessero fatto in due , lui e sua madre ,e siccome
aveva confessato prese una pena relativamente breve a sedici anni
di carcere ,per le attenuanti generiche e perché si era comportato
bene in carcere ,
Il maresciallo che dirigeva il carcere lo prese a
buon volere e anche lui venne a testimoniare a suo favore .Non si
appellò ,Ma fu aiutato in carcere da una donna che nel seguito fu
sua moglie .Passò anni irrequieti dedicandosi alle varie forme ,
alla spiritualità ove se ne fece scopo di vita ,credo ragione di
pentimento forse nella sua ambiguità cercava l'amore mai avuto non
avendo lui stesso esserne capace per realizzarsi e farsene scopo di
vita .Cambiò spesso città e ovunque andasse scappava dalla stessa
sua ombra , una continua e impressionante fuga che ancora lo
assilla e lo tormenta per unirsi da cosa non lo sa nemmeno lui e
che Dio lo aiuti
Il
romanzo è tratto da una storia vera ,da una confessione fattami .
Amatevi
dunque ,la vita è bella ,non mutatela in tragedia ,chi lo fa non
conosce l'amore per se stesso ,verso gli atri .
CHIUDO CON UNA MIA POESIA :
La mia immagine impura .
Ho provato spesso a crearmi un vero volto :
lo vedo sgualcito su un tema di poesia ;
su una tela di un pittore , il fiore della terra ,
su un muro dipinto da un murales l'alba dei giorni .
Ma , la mia e' una immagine impura …
non ha suoni, ne colori ,ne abbagli di lei ,
si sbriciola nei fienili ,nelle oasi dei perenni
tra le organze delle tue sottane c'è l'ombra mia.
Ma l'immagine è mia e' impura , è narcisa …
ha bisogno di colore , di rosso tulipano ,
di prati e spezie ove mi acceca la malia
di rossori schiavi e fontane dalla tua rossa rupe .
Inondami dunque ,fammi verme …
nutrimi di vapori e riflessi desolanti ,
come l'acqua va alle naiade
ninfa pura dal ruscello scorre .
Col manto di un lupo è il tuo ruggito
verde erba che l'elfo per te coglie ,
feconda il ristoro del tuo nido
sotto il melograno il sogno d'estate .
Si , ho te amante della gelosia
amadriade di rami tra i venti ,
sacra erba del mio viso ...
voli audacia nel mio cuore di poeta .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Finisce così la sua storia , muore in un paesino del nord a pochi passi dalla città di Bergamo in una travagliata e dolorosa morte ,morto di un brutto male lascia ai suoi fratelli e sorelle una amara fratellanza ove l'invidia e la gelosia sono protagoniste per l'ingordigia di una misera eredità a loro dovuta ;d'altro canto il Dio denaro si dice che fa vedere gli orbi e annebbia la mente .
E dopo le mille peripezie tra ospedale e varie cerimonie religiose ove lui dava la sua devozione ,ove cercava quello che nel tempo aveva perso nei meandri della sua incoscienza ,della sua penitenza nella tragedia più atroce che un uomo potesse fare ;e la trova! Trova la sua dimensione tra gente senza scrupoli che gli giravano intorno per ottenere miserie .
Tutto ciò fu dovuto a una donna che con pazienza e devozione , non solo lo aiutò nel carcere ove lui cominciò i primi passi a dipingere ,ma gli diede la possibilità dal carcere stesso a realizzarsi a fare delle mostre e i suoi quadri furono diffusi in molte località del nord Italia ,molti furono regalati a gente che nemmeno li capiva ,ma lui combatté la vittoria e col tempo uscì aiutato da questa anziana donna , una maestra delle elementari .
C'è da dire che questa donna era abbastanza benestante e lo aiutò ad aprire un laboratorio ove lui per molto tempo vendeva cornici e i suoi quadri ,poi la svolta ; si casò con lei nonostante l'età matura della donna e insieme fecero molti soldi comprando e vendendo beni ,riversando in loro stessi l'ingorgo digià del denaro .
Passarono anni prima che lei morì e rimase solo con tutti i beni realizzati alla mercede dei parenti che lo incolpavano di appropriazione dei soldi della loro zia ,al tal punto che lui non ne poteva più e decise di cambiare luogo ,e venne nella Bergamasca , qui da subito si iscrisse a una congrega religiosa e tra banchetti e spese d'ogni tipo cominciò a sperperare i molti soldi avuti dalla anziana moglie .
Come detto non trovava la sua pace e spesso cambiava paese e abitazione dettava le sue fantasie e donava soldi a chi gli stava appresso ,dettava le sue volontà come se quel carcere da lui vissuto lo avesse poi liberato in uno spazio senza dimensione ,per quello che mi riguarda ne stetti lontano essendo lui di carattere dominante e autorevole .
Oggi anni 2024 muore in un ospis , senza nessuno accanto tra l'indifferenza dei tanti e gli usurpatori imbroglioni ;lui l'essere dominante viene soggiogato dai falsi amici e parenti ;eseguite le sue ultime volontà viene cremato e deposto nel cimitero degli sconosciuti ove la sua pace eterna gli dia la sua fine .
Il romanzo finisce qui ,finisce la storia di un uomo solo che ha passato e vissuto le pene nell'inferno dimenticato da tutti .
Dopo la sua morte rivedo la sua casa ove ogni cosa è a suo posto con perfezione geometrica ,un angolo dignitoso dove è tutto preciso :ci sono sui i suoi quadri le sue attrezzature per la pittura ,tutto è fermo come se in quella stanza il tempo si fosse fermato ,come se lui fosse ancora lì a suggerirmi di costudire quello che era il suo amore per l'arte della pittura .
Era l'ultima dimora dove si era casato ,un vicolo ove un tempo era una cascina ove lui ricordava la sua umile fanciullezza ,l'esistenza fanciulla di una vita grama fatta di sacrifici di quegli anni sofferti da fatiche e disperazioni; aveva lottato per dare sostegno alla sua famiglia ,ad aiutare suo padre che come detto spesso si ubriacava ,questo vizio del male lo induceva a bere per darsi forza ai lavori pesanti che faceva ,a costruirsi una casa ,in località di Castello Alfero ,in provincia di Asti ,ma che col passare degli anni la casa che aveva costruito con fatica e dolore gli venne portata via dai creditori .
LUI : lottò tanto per dare il suo contributo ,ma fu tutto vano ,come detto arrivò la tragedia e lui finì in carcere ,qui l'incognita dei fatti ?Gli vennero dati 16 anni di carcere ,il resto come sopra lo sapete ...
Da Nuoro dove visse per molti anni con sua moglie costruì un piccolo impero e fu benestante ,volle venire a Bergamo dalla sorella Margherita per rifarsi la nuova vita ,per ricominciare a vivere felice ,fu da me aiutato e da prima non capito per il suo carattere autoritario ma benevolo ,generoso e disponibile aiutava tutti ,donando denaro e i suoi quadri ,molti di questi capolavori io e mia moglie sua sorella gli l'avevamo comperati già quand'erano gli inizi della sua carriera artistica di pittore .
SI , NE acquistavamo il più possibili per la bellezza della sua pittura ,per non disperderli in altri luoghi ,ma la sua arte era una furia come un fiume scorre al mare ed i tanti furono venduti nelle tante mostre di Nuoro - SARDEGNA , di VERONA , DI VENEZIA E ALTRI LUOGHI ,credo che la sua arte viene riconosciuta dai grandi livelli pittorici ove sarà ricordato nei tempi .
Si, vedevo , vedo oggi la sua ultima dimora e il mio cuore si contorce si fa piccolo davanti a tanta amarezza ,la tanta tristezza ,davanti al suo vivere a tutti i costi per donare la sua magnificenza umana ;quindi il suo giudice che gli parlava nel suo sogno sicuramente lo ha capito ,lo ha assolto ,lo ha liberato come ora io suo cognato ne riconosco il suo pregio ,il suo valore di uomo ,di artista e in questa narrazione da lui voluta che la scrivessi e dicessi la verità su ciò che è accaduto realmente prende forma a un altro inizio perchè Solivano rivivrà non solo nei miei ricordi ma sarà da me elogiato come scrittore e artista .
Vedendo quella casa l'ultima dove ha vissuto in un paesino della bergamasca , chiamato Urgnano la sua storia finisce per dare inizio a quello che è ed è stato l'uomo -
-Giovanni Maffeo - il Poetanarratore -
IO
Scrittore narrante, Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
E' VIETATO .
TUTTE LE MIE OPERE SCRITTE O DA ME DECLAMATE QUI' PUBBLICATE SONO DI MIA PROPIETA'
E' Vietato ! E’VIETATO senza il consenso dell’autore, la riproduzione, anche parziale, la trascrizione, la diffusione o la commercializzazione delle opere qui pubblicate. Il tutto ai sensi degli articoli 1 – 2 e 171 della legge n.633 del 22-04-1941 e successive integrazioni. Per tali trasgressioni è prevista la sanzione penale .
Giovanni Maffeo – Poetanarratore .